Finanza e crisi d’impresa: Vincenzo Maruccio spiega perché oggi servono regole che diano coraggio a chi investe

Nel momento in cui un’azienda entra in crisi, la prima cosa che manca è la liquidità, ma la seconda, spesso ancora più pericolosa, è la fiducia. Fiducia nei numeri, nelle prospettive, nella capacità di rimettersi in piedi. E fiducia, soprattutto, da parte di chi dovrebbe mettere sul tavolo nuovi capitali per sostenere l’impresa.
Negli ultimi interventi normativi il legislatore ha cercato proprio di sciogliere questo nodo: incoraggiare la nuova finanza, proteggerla, renderla non un salto nel buio ma uno strumento ragionato e tutelato. Per capire quanto queste misure stiano cambiando il modo di affrontare la crisi d’impresa, abbiamo intervistato l’Avvocato Vincenzo Maruccio, che da anni si occupa di ristrutturazioni e continuità aziendale.

Avvocato, perché oggi la nuova finanza è considerata così determinante nei percorsi di crisi d’impresa?
«Perché senza risorse fresche non si sostiene né la continuità né il risanamento. Il legislatore ha introdotto un meccanismo molto forte, quello della prededucibilità dei finanziamenti concessi durante la composizione negoziata o nel quadro di piani attestati e concordati. In caso di liquidazione giudiziale, questi crediti vengono pagati prima degli altri. È un incentivo che punta a far intervenire chi può aiutare l’impresa proprio nel momento più critico.»

Il nuovo assetto normativo coinvolge anche soci e garanti. Che cosa cambia rispetto al passato?
«Cambia il baricentro del risanamento. Soci e garanti, un tempo quasi esterni al processo, oggi possono essere chiamati a contribuire in modo diretto e, in alcuni casi, i loro impegni vengono anche vincolati al piano omologato. Questo amplia le responsabilità, ma rende più concreto il percorso di recupero perché attiva soggetti che hanno un interesse immediato alla sopravvivenza dell’impresa.»

Molti finanziatori temono azioni di responsabilità se l’intervento non va a buon fine. Le norme attuali li tutelano davvero?
«Sì, e in maniera chiara. Oggi chi presta denaro o offre garanzie, se lo fa con prudenza e in coerenza con la situazione aziendale, non può essere chiamato a rispondere degli eventuali esiti negativi. Il legislatore ha introdotto esenzioni mirate proprio per evitare che la paura di future contestazioni blocchi chi sarebbe disposto ad aiutare. Senza un clima di protezione e fiducia, molte imprese non riuscirebbero mai a ricevere la spinta necessaria per rimettersi in moto.»
Dalle parole dell’Avvocato Maruccio emerge un quadro chiaro: oggi la differenza tra un’azienda destinata alla chiusura e una che può ancora salvarsi passa anche dalla capacità del sistema giuridico di incoraggiare chi decide di investirci. Le norme sulla prededucibilità, la possibilità di coinvolgere soci e garanti e le tutele contro le azioni di responsabilità non sono dettagli tecnici, ma leve strategiche per rimettere in moto un’impresa ferma sul bordo del precipizio.

In un contesto economico instabile, la nuova finanza non è un rischio da evitare ma una scelta da governare. E, come spesso accade, la legge può fare molto per trasformare la paura in possibilità.