C’è preoccupazione per gli iscritti all’albo degli avvocati, infatti alcuni professionisti avevano fatto affidamento sull’estensione della possibilità di richiedere l’esonero dei contributi integrativi per il 2023. La conferma della manovra era attesa dagli iscritti della Cassa Forense, pensata in favore degli iscritti con i redditi più bassi (inferiori a 17.800 euro annui), ma con delibera del 2 marzo 2023, il Consiglio degli avvocati di Milano ha preso posizione contro la decisione dei Ministeri vigilanti di non autorizzare l’estensione al 2023 dell’esonero dai contributi integrativi.
Cosa è successo
Con la delibera del 16 settembre 2022 il Comitato dei delegati di Cassa Forense aveva prolungato la manovra anche a tuto il 2023, concedendo così la possibilità di esonero dei contributi integrativi per degli iscritti con redditizi bassi, come già successo, dal 2018 al 2022. Per rendere valida la delibera ci si aspettava l’approvazione dei Ministeri vigilanti, che con nota del 13 febbraio scorso hanno comunicato, contrariamente a quanto atteso, di non autorizzare la scelta di Cassa Forense, già comunicata da mesi agli iscritti dell’Ente previdenziale.
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il MEF hanno dichiarato che il no deriva principalmente dalla situazioni economiche della Cassa, e hanno chiesto all’ente di procedere con al riscossione del controbutointegratqvo a tutigli iscritti. La quota del contributo integrativo è stata rivalutata e modificata a di 770 euro. Dopo questa decisione, la Cassa ha reso noto ai propri iscritti che la riscossione del contributo integrativo minimo, inizialmente non preventivata, avverrà con l’ultima rata di settembre 2023.
Nella nota pubblicata sul sito della cassa Forense si legge:
Il provvedimento, sul quale l’Ente riserva impugnazione, è giunto assolutamente inaspettato, tenuto conto che la delibera del Comitato era funzionale all’entrata in vigore, dal 2024, della riforma strutturale della Previdenza forense, già all’esame degli stessi Ministeri.
Il costo contenuto dell’esonero, stimato in circa 25 milioni di euro, è assolutamente compatibile con gli equilibri finanziari di lungo periodo dell’Ente, mentre il richiamo agli “effetti negativi sui saldi di finanza pubblica”, contenuto nella nota Ministeriale, appare del tutto inconferente, stante il fatto che gli stessi Vigilanti avevano approvato l’analogo provvedimento per il quinquennio 2018/2022.
Il diniego ministeriale lede l’autonomia dell’Ente, è inutilmente vessatorio nei confronti degli iscritti ed appare fondato su motivazioni non condivisibili.
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