Avvocato Maruccio, prima della riforma del 2024, come veniva interpretata la continuità aziendale nella normativa sulla crisi d’impresa?
In modo piuttosto limitato. Prima del correttivo del 2024, la continuità aziendale era vista quasi esclusivamente come uno strumento funzionale al soddisfacimento dei creditori. In sostanza, l’impresa poteva restare in vita solo se ciò serviva concretamente a tutelare il ceto creditorio. Non era considerata un valore in sé, ma una condizione subordinata.
C’è stato un passaggio normativo importante, anche prima della riforma. Ce lo può spiegare?
Sì, già prima del 2024 si era manifestato un primo segnale di cambiamento con il superamento del cosiddetto best interest of creditors test. È stato introdotto il principio del no creditor worse off: non si doveva più dimostrare che il risanamento fosse la soluzione migliore per i creditori, ma solo garantire che non ricevessero meno di quanto avrebbero ottenuto in caso di liquidazione giudiziale. Una svolta non da poco, anche se ancora insufficiente a ribaltare la logica tradizionale.
Quanto ha inciso la crisi post-pandemica in questo processo?
Moltissimo. Il periodo successivo alla pandemia ha accelerato una serie di cambiamenti. Con il D.L. 118/2021, poi convertito nella legge 147/2021, sono state introdotte misure emergenziali che hanno sospeso alcune regole civilistiche e societarie per favorire il mantenimento in vita delle imprese. Quelle che all’inizio erano deroghe temporanee sono poi diventate parte integrante della normativa ordinaria, segno di un cambiamento di visione ormai in corso.
Ci sono stati altri strumenti che hanno contribuito a questa evoluzione?
Sì, il legislatore ha rafforzato diversi istituti: ha ampliato il divieto di autotutela contrattuale da parte dei creditori, ha esteso l’accesso ai finanziamenti prededucibili e ha previsto la possibilità di cedere l’azienda senza trasferire all’acquirente i debiti civili risultanti dalla contabilità. Sono strumenti che, presi insieme, hanno cominciato a costruire un contesto più favorevole alla continuità aziendale.
Possiamo dire che la riforma del 2024 sia arrivata su un terreno già preparato?
Esattamente. La riforma del 2024 è stata certamente un passaggio decisivo, ma il percorso era già stato avviato. Le modifiche normative precedenti avevano iniziato a riconoscere un valore crescente alla prosecuzione dell’attività d’impresa. Tuttavia, fino ad allora, il paradigma dominante restava quello della liquidazione come priorità. La riforma ha dato finalmente coerenza e struttura a un’evoluzione che era già in atto.
