La riorganizzazione aziendale e il demansionamento: intervista a Vincenzo Maruccio

Avvocato Maruccio, la Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata sulla questione del demansionamento in seguito a riorganizzazioni aziendali nelle pubbliche amministrazioni. Ci può spiegare di cosa si tratta?

Certamente. La sentenza in questione, emessa con l’ordinanza n. 25518 del 24 settembre 2024, riguarda il caso di un dirigente pubblico che, a seguito di un riassetto organizzativo, è stato trasferito da una struttura complessa a una struttura semplice. Ritenendo questa modifica un demansionamento, il dirigente ha impugnato il provvedimento, chiedendo un risarcimento. La Corte ha chiarito che, in circostanze del genere, il trasferimento a una struttura di livello inferiore non costituisce necessariamente un demansionamento.

Quali sono stati i principali elementi su cui si è basata la decisione della Corte?

La Corte ha evidenziato diversi aspetti fondamentali. Innanzitutto, la normativa italiana, in particolare l’art. 9, comma 32, del d.l. 78/2010, consente alle pubbliche amministrazioni di riassegnare incarichi ai dirigenti anche di livello inferiore una volta terminato l’incarico precedente. Inoltre, non sussiste un obbligo di garantire lo stesso livello economico o di responsabilità al dirigente, a meno che l’incarico sia stato revocato anticipatamente. Quindi, nel caso specifico, il trasferimento a una struttura semplice è stato considerato legittimo.

Quali sono le implicazioni di questa sentenza per i dirigenti pubblici?

La sentenza conferma che i dirigenti devono essere pronti a un certo grado di flessibilità nella loro carriera. In caso di riorganizzazioni aziendali, possono essere richiesti cambiamenti nelle mansioni, anche se ciò significa svolgere compiti di livello inferiore rispetto a quelli precedenti. È essenziale, quindi, che i dirigenti siano consapevoli delle norme che regolano questi processi, per valutare la legittimità dei provvedimenti che li riguardano e comprendere quali siano i propri diritti e i propri doveri.

Cosa cambia invece per le pubbliche amministrazioni?

Per le amministrazioni pubbliche, questa sentenza rappresenta una conferma della loro discrezionalità nell’organizzare il lavoro interno. Possono adattare le strutture organizzative alle nuove esigenze, anche riassegnando incarichi di livello inferiore ai dirigenti. Tuttavia, devono sempre agire nel rispetto della legge e garantire che i diritti dei lavoratori siano tutelati. La flessibilità organizzativa non deve diventare un pretesto per violare i diritti dei dipendenti.

Qual è il messaggio che questa sentenza invia a chi è coinvolto nei processi di riorganizzazione?

Il messaggio è chiaro: la riorganizzazione è uno strumento legittimo e necessario per le pubbliche amministrazioni, ma deve essere bilanciata con la tutela dei diritti dei lavoratori, in particolare dei dirigenti. La Corte ha confermato che le esigenze organizzative non possono travalicare il rispetto delle normative vigenti. Pertanto, è importante che le amministrazioni trovino un equilibrio tra flessibilità organizzativa e salvaguardia dei diritti dei dipendenti.

Grazie, avvocato Maruccio, per questi chiarimenti.

È stato un piacere. Speriamo che questa sentenza possa fungere da guida per future riorganizzazioni nel settore pubblico, garantendo sempre un adeguato equilibrio tra le necessità delle amministrazioni e la tutela dei diritti dei lavoratori.